Samhain: il Sole nella casa della Morte

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Il velo tra i mondi si assottiglia, i confini si annientano: è Samhain, il capodanno celtico che segna la fine dell’abbondanza estiva. 
La terra si prepara al riposo invernale, i campi riposano nudi e inerti.
Ma tra le nebbie del crepuscolo si muovono le anime di coloro che ci hanno preceduto.
Le antiche leggende narrano che durante la notte di Samhain il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti si dissolva, permettendo alle anime di vagare liberamente fino all’alba. 
I falò e le lanterne accese servono da guida ai viandanti dall’aldilà.
Cibi e offerte vengono lasciati sull’uscio per placare gli spiriti affamati.
Samhain è il momento di onorare gli antenati, celebrando il raccolto autunnale e condividendo ricordi intorno al focolare.
È usanza preparare un altare decorato con frutti, zucche intagliate e candele.
Al calar del sole, elargire preghiere e ringraziamenti è un modo per nutrire l’anima quando la terra tace.
Onorate i vostri cari scomparsi con un semplice rituale. Riunitevi al crepuscolo in un cerchio sacro, accendete candele danzanti. Liberate il fumo denso dell’incenso che guida gli spiriti.
Raccontate le gesta degli antenati, versate offerte di vino e spezie, semi e castagne.
Lasciate che i ricordi affiorino come le lacrime di una ferita che sanguina ancora. 
La notte veglia silenziosa, il fuoco crepita al centro del cerchio. Le ombre si animano, i susurri echeggiano nell’oscurità.
L’alba svelerà il passaggio delle anime erranti.
È il tempo del ricordo e della gratitudine. Onorate i defunti e concedete riposo alla terra, in attesa del risveglio a primavera. Il velo tra i mondi si richiuderà. 

La Ruota gira ancora

Wheel of the Year Wall Plaque – The Coven’s Cottage

Le origini

Le origini di Samhain sono profondamente radicate nella cultura celtica e nella sua visione del mondo, che comprendeva una profonda connessione con la natura, i cicli stagionali e una comprensione unica della morte e della spiritualità.
Samhain, pronunciato “Sow-in” o “Sah-win,” per secoli è stato celebrato dai popoli celtici in Irlanda, Scozia, Galles e altre regioni dell’Europa , ed è una delle festività più antiche e significative della tradizione celtica.

Samhain segna il culmine dell’anno celtico, diviso in due metà, o feste, con il secondo semestre iniziante con Samhain. Questo momento segna il passaggio dalla stagione luminosa dell’estate a quella oscura dell’inverno.
Gli antichi Celti erano agricoltori e pastori, e quindi le stagioni avevano un’influenza profonda sulla loro vita. Samhain rappresentava il momento in cui il bestiame doveva essere radunato e messo al sicuro per l’inverno, e i raccolti dovevano essere completati. Era un periodo di transizione, di preoccupazione per la sopravvivenza durante i mesi invernali e di riflessione sulla natura effimera della vita.

Uno degli aspetti più distintivi di Samhain è l’idea del velo sottile tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. I Celti credevano che durante questa festa, il confine tra questi due mondi si assottigliasse, consentendo agli spiriti dei defunti di tornare temporaneamente sulla Terra. Il culto degli antenati durante Samhain possedeva una duplice valenza: da un lato rappresentava un gesto di venerazione e rispetto verso i defunti, dall’altro mirava a preservare un rapporto armonico con le anime degli avi, placandone l’ira ed evitandone il malcontento attraverso offerte propiziatorie. La devozione dunque, si intrecciava con la volontà di garantirsi protezione ed evitare possibili ritorsioni da parte degli spiriti.

I fuochi erano una parte centrale delle celebrazioni di Samhain.
Le comunità si radunavano per accendere falò monumentali, non solo come fonte di calore, ma anche per simboleggiare la luce nell’oscurità.
Questi fuochi rappresentavano la speranza di sopravvivere all’inverno e di ricevere benedizioni dagli spiriti. Il fuoco aveva anche un ruolo purificatore e protettivo, poiché si credeva che potesse respingere gli spiriti malvagi.

Le offerte di cibo e oggetti preziosi erano spesso bruciate nei fuochi come doni agli spiriti defunti, in un atto di condivisione e ringraziamento.
I Celti credevano che questo gesto avrebbe assicurato la prosperità e la protezione per la comunità.

L’uso di maschere e travestimenti durante Samhain da un lato rappresentava un omaggio agli spiriti, dall’altro mirava a disorientarli e confonderli.
Mascherandosi da creature soprannaturali o demoniache, si cercava sia di intimidire ed allontanare eventuali spiriti malvagi, sia di mimetizzarsi tra loro.
L’ambiguità tra riverenza e difesa è insita in questi rituali di camuffamento, volti ad interporsi tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Neopagani che celebrano Samhain insieme – history.com/samhain

Donn, il Signore dei Morti

Nell’Irlanda celtica due colline della Boyne Valley erano associate a Samhain: Tlachtga e Tara. Tlachtga era il luogo in cui si svolgeva la Grande Festa del Fuoco, che iniziava alla vigilia di Samhain. 

Il passaggio d’ingresso al Mound of the Hostages (Tumolo degli Ostaggi) sulla Collina di Tara è allineato con il sole che sorge a Samhain. Il Tumulo degli Ostaggi ha un’età compresa tra i 4.500 e i 5.000 anni, il che suggerisce che Samhain fosse celebrato molto prima che i primi Celti arrivassero in Irlanda.

Tlachtga – Hill of Ward
Come doveva apparire Tlachtga in epoca celtica dal libro di John Gilroy

I Celti credevano che la notte precedesse il giorno, quindi i festeggiamenti di Samhain avevano luogo alla vigilia. Non c’è dubbio che questo festival fosse il più importante tra i quattro celtici annuali. Samhain rappresentava un momento cruciale dell’anno, densamente carico di significato simbolico per gli antichi Irlandesi.

Le celebrazioni sulla collina di Tlachtga potrebbero aver avuto origine da un rito di fertilità, ma riunirono anche altre credenze che si cristallizzarono nel grande Festival del Fuoco. Il visibile declino della forza del sole in questo periodo dell’anno era fonte di ansia e l’accensione dei Fuochi Invernali simboleggiava il tentativo umano di assistere il sole nel suo viaggio attraverso i cieli. Il fuoco infatti era visto come la controparte terrena del sole ed era considerato un potente simbolo appropriato per esprimere il senso di impotenza dell’uomo di fronte al travolgente decadimento della natura con l’arrivo dell’inverno.

Si credeva che il sole scendesse nel regno dell’aldilà e che le forze dell’aldilà fossero in ascensione. Il signore dell’aldilà, libero dal controllo del sole, camminava sulla terra e con lui viaggiavano tutte quelle creature provenienti dalla dimora dei morti, come fantasmi, fate e molte altre. Nella mitologia celtica, il Signore dei Morti può essere identificato con Donn.

Secondo la leggenda, quando gli invasori Milesi sbarcarono in Irlanda al Boyne e fecero rotta verso Tara, i Druidi consigliarono loro di tornare alle navi e navigare al largo della costa. In mare si scatenò una grande tempesta che disperse la loro flotta. Il comandante di una delle navi era Donn, che annegò insieme a ventiquattro compagni. Fu sepolto sulle Isole Skellig al largo della costa del Kerry.
Egli fu il primo della nuova ondata di invasori a trovare la morte in Irlanda e per questo fu elevato allo status di dio dei morti. Il luogo della sua sepoltura divenne noto come Tech Donn, la casa di Donn, e ben presto si identificò con l’aldilà.
I Celti erano affascinati dal rintracciare i loro primi antenati all’inizio dei tempi e spesso li identificavano con gli dei. Da qui nacque la credenza che i defunti, morendo, andassero nella casa del loro antenato divino, il dio dei morti.

Bull Rock, al largo della costa sud-occidentale dell’Irlanda, è spesso identificata con Tech Donn

È interessante notare come la dimora di Donn sulle Isole Skellig disti solo pochi chilometri dalla casa tradizionale di Mog Ruith (dio del sole) sull’Isola di Valentia. Oltre ad essere vicini geograficamente, entrambi sono strettamente associati a Samhain, tanto che si può immaginare Mog Ruith soggiornare temporaneamente nel regno dell’aldilà, dimora di Donn.
Donn era visto come un dio schivo che preferiva l’isolamento sulle desolate Skellig e rimaneva distaccato dagli altri dei. Il suo nome significa “marrone” ed era associato all’oscurità che questi rappresentava. Un testo del IX secolo gli attribuisce la frase altamente evocativa: 

A me, alla mia casa, verrete dopo la vostra morte“.

Non sorprende che aspetti della sua figura siano stati adattati da scrittori cristiani nella loro raffigurazione del diavolo.
Essendo la festa dei morti, è chiaro come Samhain incorporasse il culto di Donn, anche se non è certo in che modo. I falò erano probabilmente accesi in onore del dio sole, ma altri elementi sono chiaramente associati al Signore dei Morti. 

L’idea che Samhain rappresentasse una giuntura tra le due metà dell’anno gli conferiva uno ruolo unico, come sospeso nel tempo, non appartenente né al vecchio né al nuovo anno. Si credeva che durante questa notte il tempo si fermasse e le implicazioni di questo erano immensamente significative.
L’ordine naturale della vita veniva gettato nel caos e il mondo terreno dei vivi si intrecciava inscindibilmente con quello dei morti. Ma il regno dei morti stesso era ritenuto un luogo complesso, popolato non solo dalle anime dei defunti, ma anche da divinità, spiriti fatati e altre creature dalla natura misteriosa.
Secondo le credenze dell’epoca, il viaggiatore incauto che si trovava lontano da casa durante la notte di Samhain rischiava di incontrare una o più di queste creature soprannaturali ed era sempre consigliabile rimanere al sicuro tra le mura domestiche. Si pensava che i fantasmi fossero ovunque e potessero essere dannosi o meno per i vivi. I manoscritti narrano che in questa notte tutti i fuochi del paese venivano spenti e potevano essere riaccesi solo con le fiamme cerimoniali di Tlachtga.
Quando calava l’oscurità, si credeva che i morti vagassero indisturbati.
L’accensione del fuoco sacro di Tlachtga segnalava la fine di questo periodo di pericolo.
I fuochi cerimoniali rappresentavano la vittoria pubblica della luce, mentre la riaccensione di ogni focolare domestico sanciva privatamente la celebrazione della festa.
Si pensava che gli antenati defunti potessero così essere riaccolti in casa, ormai privi di minaccia. Questo tema ricorre spesso nella letteratura irlandese: il fuoco sacro che scaccia le tenebre e permette il sicuro ritorno degli spiriti. 
Secondo la tradizione, il culto degli antenati defunti culminava presso il focolare di ogni casa. Spesso gli spiriti degli avi cercavano il tepore accanto al fuoco durante questa notte. I fuochi venivano lasciati accesi nel caminetto per scaldare gli spiriti e il cibo veniva lasciato come offerta. Anche se i fantasmi ancestrali erano considerati benigni, era comunque preferibile evitarli andando a letto presto.
Tuttavia, si credeva che i fantasmi potessero non essere del tutto benevoli.
Finché venivano fatte offerte, i fantasmi rimanevano benevoli, ma se venivano negate potevano vendicarsi.

Alcuni residui di questa tradizione possono essere sopravvissuti nel moderno costume di Halloween del “dolcetto o scherzetto“.
I bambini, travestiti da fantasmi e streghe, chiedono dolci in offerta alle famiglie o minacciano conseguenze. Il “dolcetto” rappresentava l’offerta rituale mentre lo “scherzetto”, oggi uno scherzo innocuo, in origine poteva simboleggiare la vendetta del fantasma non placato. 

Proprio come il festival si trova sul confine tra estate e inverno, tutti gli altri confini erano considerati pericolosi durante la festa di Samhain.
I confini tra la terra di un uomo e quella del suo vicino erano luoghi rischiosi in cui trovarsi in questa notte, secondo la credenza.
Si pensava che i fantasmi si aggirassero in questi punti di confine e che fosse meglio evitare il punto preciso tra terreni adiacenti.
Anche ponti e crocicchi erano considerati probabili luoghi di incontro con i fantasmi. Naturalmente, i luoghi di sepoltura andavano evitati non solo in questa notte, ma in tutte le notti, anche se durante Samhain particolarmente.

La pratica della divinazione (predire il futuro) era una parte importante della vita quotidiana per i Celti ed è certo che quest’arte costituisse una parte centrale dei festeggiamenti che si svolgevano a Tlachtga durante la festa di Samhain.
Residui di queste usanze sono visibili ancora oggi ad Halloween.
Siamo familiari con la tradizione di andare in chiesa a mezzanotte la notte di Halloween e stare sulla porta. Secondo la credenza, l’osservatore coraggioso che guarderà attentamente potrà vedere gli spiriti di coloro che moriranno nell’anno a venire (rischiando perfino di vedere se stesso).
Analogamente, la tradizione narra che le giovani donne che si guardano allo specchio in questa notte potranno vedere l’immagine dell’uomo che sposeranno, ma rischiano anche di vedere il diavolo.
Coloro che hanno abbastanza coraggio da andare in un cimitero a mezzanotte e girare tre volte intorno alle tombe potranno intravedere il futuro, ma anche in questo caso rischierebbero di incontrare il diavolo. Quest’ultimo esempio è interessante perché preserva la triplice rotazione in senso antiorario così importante per i Celti nelle pratiche rituali. La possibilità di incontrare il diavolo potrebbe rappresentare il tentativo cristiano di associare il dio pagano dei morti con il diavolo della fede cristiana. In tal caso, Donn, il Signore dei Morti, lasciava la sua isola in questa notte e viaggiava liberamente in tutto il paese. Non è chiaro se portasse via le anime, ma è probabile. Le offerte rituali sui Fuochi Invernali potrebbero essere state un tentativo di placarlo, fino al momento della storia in cui fu sostituito con il diavolo con l’avvento del cristianesimo.

I primi manoscritti irlandesi contengono numerosi riferimenti al significato spirituale di Samhain.
Per la truppa di guerrieri chiamata Fianna, Samhain indicava la fine della stagione annuale di combattimenti e battute di caccia. I guerrieri smantellavano gli accampamenti estivi e si ritiravano per svernare, cercando ospitalità e riparo presso le comunità rurali fino al ritorno della primavera e all’arrivo di Beltane.
Ma Samhain non era solo un capitolo di passaggio nel ciclo delle stagioni. Rappresentava un momento di intenso significato spirituale e magico per l’intera società celtica. Incarnava una soglia temporale carica di valore simbolico, una breccia fluida nel velo che separa il mondo terreno dalla dimensione dell’aldilà.

Le tracce di Samhain sono sopravvissute nei secoli, riverberando ancora oggi nella festa di Halloween. Questa celebrazione moderna custodisce l’eco delle antiche usanze pagane, evolvendole in nuove forme.
Se in origine Samhain rappresentava un momento sacro di comunione con l’aldilà, oggi Halloween sembra incarnare soprattutto il lato giocoso e folkloristico di quella ricorrenza. Le mostruose decorazioni e i travestimenti da creature spaventose rimandano al culto celtico degli spiriti, reinterpretato però in chiave divertente e spensierata.
Sono cambiati i significati, ma il filo conduttore che lega Samhain a Halloween è il senso di magia, mistero e soprannaturalità che caratterizza questo periodo di passaggio tra la luce e l’oscurità. In questo risiede la continuità tra il grande festival spirituale dell’antica Irlanda e la sua erede folkloristica nel mondo contemporaneo.

Un piccolo Rituale

La notte di Samhain può ancora oggi essere vissuta con riverenza e spirito celebrativo, riscoprendo antichi rituali che scandivano il passaggio tra i mondi e le stagioni.
Fin dal pomeriggio, è possibile adornare la casa con tutti i frutti e i colori caldi dell’autunno: zucca, castagne, noci, mele cotogne, grappoli purpurei.
Disporre con cura rami di betulla dalle foglie ingiallite, mazzi di felci rosseggianti, cespugli di ginepro. I loro profumi penetranti e resinose note balsamiche diffondono il senso dell’inesorabile declino ma anche della quiete, quando la terra si raccoglie in sé per un sonno rigenerante.
Al calar del sole, quando l’oscurità avvolge ogni cosa e il velo tra i mondi si assottiglia, spegnere tutte le luci e accendere candele dalle fiammelle tremolanti. Il loro chiarore dorato genera un cerchio sacro.
Adagio bruciare incensi dai profumi penetranti di mirra, coriandolo, cannella.
Le volute di fumo salgono disegnando antichi ghirigori.
Sedersi dentro il cerchio, in attesa meditativa. Porre al centro un piatto colmo di dolci tipici di Samhain: il soul cake dalla forma tonda come il sole che sta per tramontare, il barmbrack dai frutti autunnali, che racchiude presagi sul futuro.
Sono offerte propiziatorie per gli spiriti che in questa notte visitano i viventi.
Lasciare che la mente si apra a visioni di altri mondi, che il respiro si faccia pacato e profondo. Sentire il velo farsi sottile, permeabile.
Percepire il mistero della morte che anticipa nuova vita. Porre con gratitudine un’intenzione per l’anno a venire.
Infine, spegnere le candele con riverenza. Gustare i dolci con gioia come segno di comunione con gli spiriti benevoli che guidano il ciclo eterno delle stagioni. 
Onorare il sole che declina nella casa della morte, luce che si inabissa oltre l’orizzonte invernale. Celebrare il suo viaggio nell’oscurità profonda sapendo che ancora tornerà a splendere radioso.
Come il sole anche noi risorgeremo dopo aver attraversato la notte più buia.

La Ruota gira ancora