Torino: tra magia bianca e magia nera

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Torino è il luogo dove i miei incubi stanno meglio

Dario Argento

Il nostro incontro odierno con la magia ha radici a Torino, di cui narreremo i due aspetti radicalmente opposti: luce e oscurità. Un equilibrio impeccabile che rende la prima capitale d’Italia un luogo imperdibile e affascinante. Calpestando le terre di Torino respirerete subito un’atmosfera mistica e misteriosa, un’aura antica e potente che riempie strade e palazzi. Questa pulsante vena magica ha contribuito a rendere Torino l’unica città al mondo a far parte sia del Triangolo della magia bianca (insieme a Praga e Lione), che della magia nera (insieme a Londra e San Francisco). Tuttavia, Torino sembra legata alla magia da forze più potenti: è infatti situata al 45° parallelo dell’emisfero boreale (nella metà perfetta che taglia in due la Terra) e sorge dove si incontrano il Po e il Dora. La leggenda vuole che la dea egizia Isis avesse chiesto a suo figlio di fondare una città dove si incontravano proprio questi due fiumi, in quanto il Po era la personificazione del Sole (energia maschile) e il Dora della Luna (energia femminile). La città è costellata da fulcri di energia positiva e negativa, che costituiscono un vero e proprio tour esoterico.

Piazza Statuto

Monumento al Traforo del Frejùs

Piazza Statuto, costruita durante il regno sabaudo, è il cuore nero di Torino.
L’area iniziò ad essere pervasa d’energia negativa durante l’Impero Romano, quando veniva utilizzata come necropoli e probabilmente come luogo d’esecuzione. Sovrano della piazza è il Genio alato in cima al monumento al Traforo del Frejùs, eretto in ricordo dell’opera che collegò (tramite una ferrovia che passava sotto la montagna del Frejùs), Francia e Italia. Il monumento sarebbe un tributo all’ingegno che trionfa sulla semplice forza bruta, ma le voci popolari sostengono che il Genio alato sia invece Lucifero. Originariamente, la testa del genio era coronata da una stella a cinque punte rovesciata (sparita nel 2013 per cause sconosciute), che ha diviso i torinesi in due correnti di pensiero; per alcuni rappresentava la conoscenza e per altri era il simbolo del Diavolo. Inoltre, le condanne a morte furono eseguite nell’area circostante alla piazza (corso Valdocco, nel cosiddetto Rondò della Forca) fino al XIX secolo, dove i condannati per omicidio e cospirazione politica venivano uccisi tramite impiccagione. Secondo un’inquietante voce giunta fino a noi, chi assisteva al macabro spettacolo contava i giri di corda che avrebbe fatto il corpo prima di rimanere immobile, per poi giocare il numero alla lotteria.
Nel Rondò della Forca appare oggi una statua dedicata a Giuseppe Cafasso, sacerdote che aveva a cuore l’anima di tutti i carcerati, e accompagnava i condannati a morte fino ai momenti finali, sussurrando loro parole di conforto.

 Statua di Don Cafasso mentre porge una croce a un condannato 

Portone del Diavolo

Portone del Diavolo

A circa 20 minuti a piedi da Piazza Statuto (o in soli 13 minuti di autobus), troverete una delle più celebri mete di magia nera torinese. L’elaborato portone del Palazzo Trucchi di Levaldigi fu realizzato a Parigi nel 1675, e deve il suo nome al battente che vede raffigurato il Diavolo dalla bocca spalancata e due serpenti intrecciati.
Nei secoli, innumerevoli morti e misteri hanno avuto luogo all’interno del palazzo, rendendolo tappa fondamentale del nostro tour.
Una delle storie più macabre è quella del generale Melchiorre Du Perril, che nei primi dell’800 si recò al palazzo per trovarvi un pasto caldo e rifugio prima di un importante viaggio di lavoro. Tuttavia, il giovane generale non uscì mai dal palazzo, e nessuno che si trovasse al suo interno ricordava di averlo visto uscire.
Qualche decade dopo, durante una ristrutturazione, uno scheletro maschile fu trovato legato e in posizione eretta dietro un muro abbattuto.

 Battente del portone

Una leggenda simile è quella della danzatrice fantasma Emma Cochet (o Vera Hertz secondo altre versioni), ballerina che, durante una festa di carnevale al palazzo, a cui si era esibita, fu accoltellata a morte. Il suo assassino non fu mai preso, ma il suo spirito tormentato continua a esibirsi immortale per le strade di Torino.

La chiesa della Gran Madre

Percorrendo altri 20 minuti a piedi (o 15 di autobus) dal Portone, arriverete alla tappa più distante del nostro tour, nonché una delle più importanti tappe della magia bianca: la chiesa della Gran Madre, luogo di culto del quartiere Borgo Po. Ispirata al Pantheon, l’opera fu completata nel 1831 per celebrare il rientro in patria del re Vittorio Emanuele I di Savoia dopo la fine del dominio francese.
L’esterno, rialzato, è decorato da diverse statue. Le più importanti sono quella della Fede e della Religione.

Tra le due, Fede, è sicuramente quella con i legami più profondi e misteriosi radicati all’interno della città. Posta all’entrata della chiesa rappresenta una donna, incarnazione della Fede, che solleva un calice e regge un libro, mentre un angelo la osserva. Il significato di tale statua, secondo l’opinione esoterica, avrebbe una chiave più simbolica. Sarebbe infatti il Sacro Graal (la celebre coppa con cui Gesù avrebbe celebrato l’ultima cena), il calice sollevato al cielo da Fede a significare che l’inestimabile reliquia si nasconderebbe nelle profondità di Torino.

Statua della Fede

Fontana Angelica      

Commissionata dal Ministro Bajotti (in memoria di sua madre Angelica), che lasciò in eredità 150.000 lire per finanziarla, la fontana di Piazza Solferino è affascinante e simbolicamente ambigua. L’opera fu scolpita dall’allora sconosciuto e discusso artista Giovanni Riva, che impiegò ben sette anni a completarla (nonostante gli fosse stato imposto un limite di tempo di diciotto mesi), e fu posizionata in Via Mecca per le sue coordinate mistiche. La fontana è composta da quattro sculture: due maschili di nome Boaz e Jaquim (come le colonne del tempio di Salomone) rappresentanti rispettivamente inverno e autunno e due femminili rappresentanti primavera ed estate.  L’acqua che scorre tra Boaz e Jaquim rappresenta la conoscenza che l’uomo anela a raggiungere, elemento frequente dell’esoterismo. 

Le due statue femminili simboleggiano la conoscenza nei suoi due mondi opposti, Primavera: emblema della conoscenza riservata a pochi iniziati, ulteriormente simboleggiata da pigne e melograni presenti ai piedi delle statue (i semi nascosti dei frutti sarebbero la conoscenza dei pochi iniziati che conoscono l’esoterismo), ed Estate: simbolo della conoscenza profana e del vizio. 

In generale la fontana rappresenta quindi il viaggio dell’essere umano verso la conoscenza interiore e del mondo a sé stante. La fontana è ulteriormente decorata da putti, tra i quali saltano all’occhio il volto di Medusa (guardiana dei misteri orfici legati al culto femminile lunare) e una testa d’ariete a rappresentare il diavolo. 

Boaz e Jaquin 

Torino è stata forgiata dal passaggio di esperti di magia, alchimisti e astrologi.
Casa dei Savaoia una dinastia che per secoli ha accolto alla propria corte studiosi del mistero, e ha collezionato innumerevoli scritti sull’occulto, intrattenendo rapporti con i Templari e acquisendo la presunta Sacra Sindone. 

Questa città vi avvolgerà nel suo abbraccio di luce, tenebre, magia e mistero, regalandovi un’esperienza indimenticabile, per ogni anima. 

Voi quale sentiero percorrerete? 

Quello della luce allo scopo di raggiungere le scale del Paradiso?

O quello delle ombre, che vi farà scoprire ogni mistero degli inferi?